Juventus-Lokomotiv Mosca 2-1 goal e highlights.

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All'Allianz Stadium la Juve ribalta la sfida del gruppo D con i russi grazie a una splendida doppietta di Dybala nella ripresa. Standing ovation per la Joya in occasione della sostituzione con Bernardeschi. I bianconeri di Sarri restano in vetta al girone in condivisione con l'Atletico Madrid.
JUVENTUS-LOKOMOTIV 2-130' Miranchuk (L), 77' e 79' Dybala (J) Juventus (4-3-1-2): Szczesny; Cuadrado, Bonucci, De Ligt, Alex Sandro; Khedira (48' Higuain), Pjanic, Matuidi (65' Rabiot); Bentancur; Dybala (81' Bernardeschi), Ronaldo. All. Sarri Lokomotiv Mosca (4-5-1): Guillerme; Ignatyev, Corluka, Höwedes, Idowu; Joao Mario, Barinov, Murilo, Krychowiak (83' Kolomeytsev), Al. Miranchuk; Eder.  VIDEO. Juventus-Lokomotiv Mosca 2-1: gol 

Real Madrid: Ramos, Florentino, Mourinho, ora è guerra "galactica"





Presidente e capitano ai ferri corti: l’ennesimo big con cui Perez si scontra. La prossima battaglia sul portoghese: può arrivare al posto di Solari, e con Sergio ha pessimi rapporti.





dopo la seconda era Galactica, quella delle 4 Champions in 5 anni, del regno europeo protratto oltre i 1000 giorni, ecco la Guerra della Galassia. Alla Casa Blanca nulla è banale, mai. Nel bene e nel male. Impossibile pensare di vivacchiare su allori ancora freschi. Si respira un clima d’isteria nel quale ogni sconfitta è un dramma. Perché così è Florentino Perez. Uno che considera gli allenatori un male nemmeno troppo necessario, i direttori sportivi un inutile orpello, i giocatori di personalità pericolosi cospiratori.


IL RICORSO STORICO La guerra scoppiata con Sergio Ramos non ha sorpreso nessuno: "Mi ricorda quella con Fernando Hierro", diceva in tv Jose Felix Diaz, illustre collega di Marca vicinissimo al presidente. Il capitano cacciato in malo modo insieme a Del Bosque nel 2003, preludio della fine della prima era galattica, chiusa con le dimissioni di Perez nel febbraio del 2006. Ora ci risiamo. Florentino e Sergio non si sono mai amati. Il presidente spese una fortuna per portarlo ragazzino al Madrid quasi 14 anni fa. Ci vide benissimo. Ramos è diventato un simbolo del madridismo, posizione suggellata dal gol di testa al minuto 93 della finale di Lisbona, il pareggio con l’Atletico, poi i supplementari, il 4-1 e la Decima Champions attesa ben 12 anni.


BRUTTI ESEMPIRamos è cresciuto, e siccome ha un carattere forte e la tendenza a dire ciò che pensa e che vuole, con Florentino sono iniziate le scintille. Anche perché Sergio non è scemo: gli hanno raccontato di ciò che successe a Hierro, e ha vissuto in prima persona i tristi addii di due leggende del madridismo come Raul e Casillas. Due miti usciti dalla porta di dietro del Bernabeu, senza omaggi, celebrazioni, riconoscimenti. Finali assurdi, mesti, amari di epopee storiche. E poi il caso Ronaldo. Col quale Ramos aveva stretto una santa alleanza per contrastare lo strapotere presidenziale. E che Ramos ha visto trattato male da Perez, che non ha mai riconosciuto a Cris il suo reale valore: «No se va de nadie», non dribbla nessuno, diceva sarcastico il presidente ai suoi fedelissimi. E infatti non ha fatto nulla per sostituirlo, come se volesse dimostrare che col «7» poteva giocare anche Mariano Diaz. E Ramos martedì scontrandosi con Perez gli ha rimproverato proprio la mancata sostituzione di Ronaldo. Lo stesso aveva fatto, senza nominare il presidente, Luka Modric il giorno prima in conferenza. Amico di Ramos, come Marcelo e Keylor Navas. Un quartetto assai inviso a Perez.

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