Juve il punto della situazione dopo la sconfitta di Lione.

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La squadra di Sarri ha perso l'andata degli ottavi di finale a Lione per 1-0 e sarà chiamata alla rimonta all'Allianz Stadium. L'analisi sul momento dei bianconeri che si intreccia con quella dell'inizio della stagione.
Quello che vorrei vedere dalla Juventus è la capacità di andare a tutta birra dal 1’ al 90’ senza fare calcoli, senza pigrizie o altro. Sapete che le grandi squadre d’Europa vincono le partite, soprattutto magari quelle facili di campionato o anche in Champions, con 4 gol di scarto? Sapete quante volte il Bayern quest’anno ha vinto con 4 o più gol di scarto? Nove volte. E quante volte l'hanno fatto il Psg o il Borussia Dortmund? Sette volte. L’Atalanta, per dirne una, quattro volte ha vinto con uno o più gol di scarto. La Juve soltanto una (il 4-0 al Cagliari): è l’unica occasione in cui è andata a tutta birra dall’inizio alla fine, mentre invece 16 volte ha vinto con un solo gol di scarto. C’è una pigrizia/avarizia che secondo me questa squadra deve…

Real Madrid: Ramos, Florentino, Mourinho, ora è guerra "galactica"





Presidente e capitano ai ferri corti: l’ennesimo big con cui Perez si scontra. La prossima battaglia sul portoghese: può arrivare al posto di Solari, e con Sergio ha pessimi rapporti.





dopo la seconda era Galactica, quella delle 4 Champions in 5 anni, del regno europeo protratto oltre i 1000 giorni, ecco la Guerra della Galassia. Alla Casa Blanca nulla è banale, mai. Nel bene e nel male. Impossibile pensare di vivacchiare su allori ancora freschi. Si respira un clima d’isteria nel quale ogni sconfitta è un dramma. Perché così è Florentino Perez. Uno che considera gli allenatori un male nemmeno troppo necessario, i direttori sportivi un inutile orpello, i giocatori di personalità pericolosi cospiratori.


IL RICORSO STORICO La guerra scoppiata con Sergio Ramos non ha sorpreso nessuno: "Mi ricorda quella con Fernando Hierro", diceva in tv Jose Felix Diaz, illustre collega di Marca vicinissimo al presidente. Il capitano cacciato in malo modo insieme a Del Bosque nel 2003, preludio della fine della prima era galattica, chiusa con le dimissioni di Perez nel febbraio del 2006. Ora ci risiamo. Florentino e Sergio non si sono mai amati. Il presidente spese una fortuna per portarlo ragazzino al Madrid quasi 14 anni fa. Ci vide benissimo. Ramos è diventato un simbolo del madridismo, posizione suggellata dal gol di testa al minuto 93 della finale di Lisbona, il pareggio con l’Atletico, poi i supplementari, il 4-1 e la Decima Champions attesa ben 12 anni.


BRUTTI ESEMPIRamos è cresciuto, e siccome ha un carattere forte e la tendenza a dire ciò che pensa e che vuole, con Florentino sono iniziate le scintille. Anche perché Sergio non è scemo: gli hanno raccontato di ciò che successe a Hierro, e ha vissuto in prima persona i tristi addii di due leggende del madridismo come Raul e Casillas. Due miti usciti dalla porta di dietro del Bernabeu, senza omaggi, celebrazioni, riconoscimenti. Finali assurdi, mesti, amari di epopee storiche. E poi il caso Ronaldo. Col quale Ramos aveva stretto una santa alleanza per contrastare lo strapotere presidenziale. E che Ramos ha visto trattato male da Perez, che non ha mai riconosciuto a Cris il suo reale valore: «No se va de nadie», non dribbla nessuno, diceva sarcastico il presidente ai suoi fedelissimi. E infatti non ha fatto nulla per sostituirlo, come se volesse dimostrare che col «7» poteva giocare anche Mariano Diaz. E Ramos martedì scontrandosi con Perez gli ha rimproverato proprio la mancata sostituzione di Ronaldo. Lo stesso aveva fatto, senza nominare il presidente, Luka Modric il giorno prima in conferenza. Amico di Ramos, come Marcelo e Keylor Navas. Un quartetto assai inviso a Perez.

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