Scambio Pjanic-Arthur, definito l’accordo. Domani a Torino le visite mediche per entrambi, poi le firme

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Le visite mediche saranno domani e saranno a Torino. Per entrambi. Arthur Melo si sta vestendo di bianconero e Miralem Pjanic di blaugrana, ma il luogo in cui svolgerà l’ultimo adempimento burocratico sarà il J Medical. Insomma, Juventus e Barcellona hanno definito lo scambio tra i due talenti del centrocampo: dopo che sono stati limati i dettagli, soprattutto assicurativi, tra i due club, ecco il momento dei test medici domenicali.

Non sarà il bosniaco a volare in Catalogna, ma sarà il brasiliano a spostarsi in Italia, nella sua futura città, in compagnia dei medici blaugrana. Arriverà già stanotte, intanto è partito dalla panchina nel match del Barcellona contro il Celta Vigo. L'obiettivo è ufficializzare l'affare entro martedì prossimo, 30 giugno, per poter mettere a bilancio le plusvalenze nell'esercizio 2019-20

Fiorentina-Juventus: 90 anni di rivalità


 Nel 1928 un 11-0 dei bianconeri è stato la miccia. Dal titolo conteso nel 1982 fino a Bernardeschi, quanti contrasti.
Novanta come i minuti che la Viola ha a disposizione per mettere la museruola a Cristiano. Novanta come gli anni da quel titolone sui giornali toscani per lavare la prima onta sull’Arno: Firenze, un... dici nulla? Era il 1928, un’unica Divisione Nazionale con due gironi da 16 squadre: la Figc ne ripescò alcune non all’altezza come quella Fiorentina imbottita di dilettanti. Il 7 ottobre 1928 ne prese 11 a Torino da una Signora senza cuore e apriti cielo: ecco il casus belli, da allora Fiorentina-Juve è molto più che pallone. Novanta anni sono volati via tra sfottò e qualche tensione inopportuna.
Secondo episodio, seconda goleada, che fa giurisprudenza: il 22 febbraio 1953 i bianconeri rifilano un 8-0 alla Fiorentina in nove per gli infortuni. Non c’erano i cambi, non c’è mai pietà in Madama. Nel 1957, l’anno dopo lo scudetto viola, si rischia davvero la tragedia: Virgili segna il gol vittoria e la pressione dei tifosi fa crollare la ringhiera della Maratona. Un centinaio di feriti, gara interrotta e poi conclusa. Ma sono gli anni Ottanta a ridefinire la geografia della sfida, spartiacque è lo scudetto ‘82: Juve e Fiorentina in testa a pari punti, nell’ultima giornata a Cagliari ai viola annullano un gol di Ciccio Graziani, a Catanzaro lo juventino Liam Brady segna il rigore della seconda stella. A contorno dichiarazioni distensive: “Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano”, dice il viola Franco Zeffirelli. Il conte Pontello, presidente della Fiorentina, dà del “metalmeccanico” all’Avvocato Agnelli. Si getta sale sulla ferita a maggio ‘90, finale Uefa: 3-1 per la Juve all’andata, 0-0 al ritorno. Il giorno dopo Baggio viene ceduto alla Juve e in piazza Savonarola si riversano masse inferocite. Per fortuna, i danni sono limitati: qualche contuso e tanta paura. Negli ultimi anni non mancano i dispettucci sul mercato (Berbatov, Jovetic) e anche in campo (punizione europea di Pirlo, tris di Pepito Rossi e gol al veleno di Bernardeschi l’anno passato). Ma in fondo è molto più forte un suono ritmato: l’applauso di Firenze per la delegazione Juve al funerale di Davide Astori

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