Corona virus: Mihajlovic positivo al ritorno a Bologna è asintomatico, ora due settimane di isolamento

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Sinisa Mihajlovic è risultato positivo al Covid-19 al tampone di controllo a cui è stato sottoposto dopo il rientro di venerdì scorso a Bologna. A comunicarlo è stato lo stesso club rossoblù in una nota ufficiale. Secondo quanto riferisce la società, il tecnico serbo, 51 anni, è assolutamente asintomatico: come previsto dal Protocollo Nazionale, resterà in isolamento per le prossime due settimane.

Sono stati effettuati in questi giorni anche i tamponi sul gruppo squadra della Primavera, risultati tutti negativi. Domani, il giorno in cui è in programma il raduno a Casteldebole in vista della nuova stagione, saranno effettuati i test sui giocatori e i collaboratori della Prima squadra. Circa un anno fa il tecnico del Bologna annunciò di essere affetto da leucemia ed è stato sottoposto anche a un trapianto di midollo.

Fiorentina-Juventus: 90 anni di rivalità


 Nel 1928 un 11-0 dei bianconeri è stato la miccia. Dal titolo conteso nel 1982 fino a Bernardeschi, quanti contrasti.
Novanta come i minuti che la Viola ha a disposizione per mettere la museruola a Cristiano. Novanta come gli anni da quel titolone sui giornali toscani per lavare la prima onta sull’Arno: Firenze, un... dici nulla? Era il 1928, un’unica Divisione Nazionale con due gironi da 16 squadre: la Figc ne ripescò alcune non all’altezza come quella Fiorentina imbottita di dilettanti. Il 7 ottobre 1928 ne prese 11 a Torino da una Signora senza cuore e apriti cielo: ecco il casus belli, da allora Fiorentina-Juve è molto più che pallone. Novanta anni sono volati via tra sfottò e qualche tensione inopportuna.
Secondo episodio, seconda goleada, che fa giurisprudenza: il 22 febbraio 1953 i bianconeri rifilano un 8-0 alla Fiorentina in nove per gli infortuni. Non c’erano i cambi, non c’è mai pietà in Madama. Nel 1957, l’anno dopo lo scudetto viola, si rischia davvero la tragedia: Virgili segna il gol vittoria e la pressione dei tifosi fa crollare la ringhiera della Maratona. Un centinaio di feriti, gara interrotta e poi conclusa. Ma sono gli anni Ottanta a ridefinire la geografia della sfida, spartiacque è lo scudetto ‘82: Juve e Fiorentina in testa a pari punti, nell’ultima giornata a Cagliari ai viola annullano un gol di Ciccio Graziani, a Catanzaro lo juventino Liam Brady segna il rigore della seconda stella. A contorno dichiarazioni distensive: “Ho visto Boniperti mangiare noccioline in tribuna, sembrava un mafioso americano”, dice il viola Franco Zeffirelli. Il conte Pontello, presidente della Fiorentina, dà del “metalmeccanico” all’Avvocato Agnelli. Si getta sale sulla ferita a maggio ‘90, finale Uefa: 3-1 per la Juve all’andata, 0-0 al ritorno. Il giorno dopo Baggio viene ceduto alla Juve e in piazza Savonarola si riversano masse inferocite. Per fortuna, i danni sono limitati: qualche contuso e tanta paura. Negli ultimi anni non mancano i dispettucci sul mercato (Berbatov, Jovetic) e anche in campo (punizione europea di Pirlo, tris di Pepito Rossi e gol al veleno di Bernardeschi l’anno passato). Ma in fondo è molto più forte un suono ritmato: l’applauso di Firenze per la delegazione Juve al funerale di Davide Astori

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