Scambio Pjanic-Arthur, definito l’accordo. Domani a Torino le visite mediche per entrambi, poi le firme

Immagine
Le visite mediche saranno domani e saranno a Torino. Per entrambi. Arthur Melo si sta vestendo di bianconero e Miralem Pjanic di blaugrana, ma il luogo in cui svolgerà l’ultimo adempimento burocratico sarà il J Medical. Insomma, Juventus e Barcellona hanno definito lo scambio tra i due talenti del centrocampo: dopo che sono stati limati i dettagli, soprattutto assicurativi, tra i due club, ecco il momento dei test medici domenicali.

Non sarà il bosniaco a volare in Catalogna, ma sarà il brasiliano a spostarsi in Italia, nella sua futura città, in compagnia dei medici blaugrana. Arriverà già stanotte, intanto è partito dalla panchina nel match del Barcellona contro il Celta Vigo. L'obiettivo è ufficializzare l'affare entro martedì prossimo, 30 giugno, per poter mettere a bilancio le plusvalenze nell'esercizio 2019-20

Juventus-Marchisio : un amore durato 25 anni. Il Principino dice addio alla Vecchia Signora.



 Il principino a 7 anni
Chissà se nella notte dei “mille pensieri” e delle “mille immagini” Claudio Marchisio abbia pensato in bianco e nero. Un po’ perché quelli sono i colori delle vecchie fotografie, immerse nella nostalgia, e un po’ soprattutto perché sono quelli incisi a fondo nel suo cuore. Amore. Puro, autentico e infinito, che come scrive sempre Marchisio sui social è in realtà il suo numero 8 (indossato dal 2009) visto in orizzontale. Due cerchi perfetti che si chiudono come la sua storia juventina, perché “nonostante tutto, sono ancora convinto che il bene della squadra venga prima di ogni altra cosa. Sempre”. E guai a pensarla diversamente, con onestà e coerenza. Marchisio lo ha sempre detto, e per capirlo basta leggere le sue parole nel corso di quei venticinque anni con la maglia bianconera indosso. Lui, Claudio, bambino, ragazzo e poi uomo nato e cresciuto a Torino e che ha realizzato “il suo sogno più grande”. Virgolettato suo tratto da una vecchia intervista. Aforismi juventini che lo hanno accompagnato in una carriera stupenda. Dove il “noi è sempre contato molto di più dell’io”. Dove “alla Juve ti insegnano prima a diventare uomo che calciatore”. Perché, dice a quei tifosi che sono (e sempre saranno) il suo popolo: “Siete la parte più bella di questa meravigliosa storia”. Quella iniziata nel lontano 1993 con un semplice provino all’età di sette anni.
 lì in poi solo amore. 389 partite e ventiquattro anni bianconeri. In mezzo solo una parentesi, quella in prestito nell’Empoli dove esordisce in Serie A. La partita è quella contro la Fiorentina, quasi un segno del destino per un calciatore che ha fatto della parola “appartenenza” un mantra di vita. E col fato che gli ha restituito altrettanti incroci da juventino, vero. Temprato. La corsa è lunghissima, ma dalla B a Berlino Marchisio scala anche le classifiche della Juve. Il suo sogno solo all’apparenza diventato beffa. Per lui poco contava essere dove i bianconeri non erano mai stati in tutta la loro storia. Contava solo abbassare la testa e ripartire. Come sarà. Vincendo quel quel campionato per poi tornare in A e farlo in prestito all’Empoli, dove esordisce contro gli eterni rivali Viola a cui segnerà poi, nel gennaio del 2009, anche il suo primo gol di sempre in carriera. Destino. Come il fatto che le squadre a cui abbia segnato più gol in carriera siano, alla fine, proprio Inter e Torino (3): una via di mezzo tra derby “della Mole” e quello d’Italia. Alcune, di quelle reti, registrate in quegli anni deludenti, molto più neri che bianchi, dei settimi in posti in campionato, prima che Antonio Conte (capitano e bandiera mentre lui da bambino guardava dal basso all’alto quei campioni) segnerà la riscossa. Marchisio quel nuovo corso, ancora in vita da sette scudetti di fila, lo inaugura con una rete allo Stadium. Nella prima di sempre nella nuova casa e con una magia alla “Pinturicchio”. Lancio di Pirlo e capolavoro al volo di esterno destro alla Del Piero. Altro idolo della storia bianconera, quella recente della scalata culminata proprio con la finale di Champions con Allegri del 2015, poi persa a Berlino contro il Barcellona. Nella stagione dove, in assoluto, l’8 bianconero gioca più partite ed è uno degli uomini centrali del progetto, prima di perdere qualcosa (e qui siamo alla storia ancor più recente) nelle gerarchie dell’euro Juve che sul mercato fa suoi tutti i più grandi talenti del mondo.
 rimpianto è allora quello, tremendo. A cui sia aggiunge anche la finale del 2017 contro il Real Madrid. L’Europa solo sfiorata, e col grande CR7 finalmente in campo dalla loro parte ora visto solo alla tv. Lui e Buffon sono i due simboli che curiosamente salutano entrambi nella stessa estate. Pochi dubbi però sul chi tifare la prossima stagione: Juve dentro al cuore per sempre, penserà sicuramente quel Marchisio soprannominato Principino che di classe ne ha sempre avuta da vendere. In campo e fuori. L’ultimo gol è forse l’addio più dolce: non in una finale e nemmeno contro l’Inter. Non alla Fiorentina e non al Torino. Ma a Villar Perosa, nell’ultima partita “in famiglia” nella sua famiglia, dove ha segnato per l'ultima volta con la maglia bianconera e ha alzato la mano per ringraziare i suoi tifosi. Quelli che hanno vinto anche con lui sette scudetti e che sono tornati a far tremare tutti gli stadi d’Italia.

Commenti

Post popolari in questo blog

Juve e Barcellona starebbero parlando di un possibile scambio Rakitic - Bernardeschi

Figc, Gravina lancia l'Europeo in Italia: "2028? È più di un'idea"