GP Brno 2018: "Dovizioso c'è. Anzi, c'era già!", l'editoriale di Guido Meda





Dipinto come un pilota in crisi in un periodo di crisi Dovizioso zittisce tutti con la vittoria di Brno. Di lui bisogna fidarsi. E’ un pilota tanto onesto quanto forte

 è liberatorio per noi urlare il nome di Andrea Dovizioso, figuriamoci cosa deve essere stato per lui, che per quattro gare storte era finito in bilico sull'orlo del dimenticatoio. E' la solita fretta che abbiamo tutti: celebrare o seppellire, e basta; senza contemplare la sfortuna o l'errore umano. Le gare stanno diventando sempre più spesso eventi in cui, oltre al talento e al coraggio, contano moltissimo la moto e pure la pianificazione strategica, per via di gomme che vorremmo solo nere e rotonde e che invece sono determinanti.

Brno non sfugge alla regola e ci riconsegna un Dovizioso superdelicato e tattico finchè c'è da gestire e superattento e lesto quando c'è da difendere un primo posto conservato coi denti. Per prendersi il riscatto c'era dell'altro stavolta oltre al solito Marquez e ad un Rossi ottimo, ma mortificato da una moto che - ormai lo sapete tutti - mangia le gomme.
Stavolta per Dovi c’era Lorenzo, il compagno di marca; non tanto per le polemichette strumentali dei giorni scorsi che hanno messo acido gratuito ed eccessivo tra i due, quanto per il fatto che Lorenzo a Brno ha impostato finalmente una gara alla Dovi, risparmiandosi all'inizio arrivando a giocarsela fino all'ultimo metro. Vogliamo dire che quindi era anche una questione d'orgoglio interno? Diciamolo! Dovizioso, anche sotto attacco, è rimasto in possesso del sè stesso lucido, reattivo e distante dall'errore. E' un rilancio fondamentale il suo, in una stagione orrendamente macchiata da tre zeri. Ha vinto per la seconda volta nel 2018, alla faccia della crisi, alla faccia di chi lo condannava al solito ruolo di mediocre precedente il 2017, mentre lui spiegava - a vuoto - che i progressi rispetto allo scorso anno c'erano, eccome. Ma il frullatore non ne teneva conto, come del resto prevede fisiologicamente il destino dei grandi.

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